Tuesday, March 2, 2021

Alessia Martegiani / Andrea Modesti / Alfredo De Vincentiis - La Strada delle Api (2021 Dodicilune / Ird)

Un percorso all’interno della condizione di esseri umani: "La strada delle api" è l'esordio discografico del nuovo progetto formato dalla cantante Alessia Martegiani (autrice dei testi), dal compositore e polistrumentista Alfredo De Vincentiis (batteria, ta stiere, elettronica) e dal bassista Andrea Modesti. Prodotto dall'etichetta pugliese Dodicilune, nella collana editoriale Controvento, il disco è distribuito in Italia e all’estero da IRD e nei migliori store on line da Believe Digital.

Nelle dodici composizioni originali del disco, i tre artisti abruzzesi esplorano le emozioni del vivere quotidiano, le sofferenze e i desideri, riconducendole ad uno spazio esterno che abbraccia la Natura e gli altri esseri. L’incipit di “Interno 1” ripete con insistenza “I’m Ready for the Future”, ma qual è il nostro futuro? È forse inseguire i nostri sogni e i nostri inganni? Oppure abbandonarci alla crudeltà della solitudine? È cambiamento di pelle, rivoluzione, e questo ce lo insegna il serpente che senza indugio butta via quello che è stato per essere nuovamente. E la strada da seguire ce la indicano le api che vivono la loro esistenza seguendo dei ritmi naturali e chiari, senza sovraccaricarsi di inutili distrazioni. Le api organizzano il loro mondo riproducendo la meravigliosa geometria del cosmo e lo fanno attraverso un lavoro collettivo che semplicemente obbedisce all’ispirazione della natura. Il lavoro musicale, legato quindi alla composizione e alla produzione dei brani, risponde di una medesima organizzazione: i tre musicisti lavorano al progetto senza mai incontrarsi concentrandosi ognuno sulla loro mansione. Alfredo De Vincentiis invia un’idea musicale, sulla quale Alessia Martegiani imprime una melodia con un testo e dei suoni di voce, Andrea Modesti pone le fondamenta con l’inserimento del basso, e di nuovo il lavoro torna nelle mani di De Vincentiis che reinventa e imbastisce una nuova trama sonora. I brani prendono così una loro strada coerente con le storie raccontate, intrecciando, dalla prima all’ultima traccia, una possibile via di narrazione.
Alessia Martegiani si avvicina giovanissima alla musica cominciando con lo studio del pianoforte. Si appassiona presto al canto attraverso il jazz e la bossa nova. Intensa è l'attività concertistica in Italia e all'estero, collaborando con musicisti come Fabrizio Bosso, Marco Tamburini, Stefano Cantini, Fabrizio Mandolini, Max Ionata, Roberto Taufic, Nicola Stilo, Jaques Morelenbaum, Yamandu Costa. Ha ideato con Massimiliano Coclite e Bruno Marcozzi il progetto Trem Azul, con il quale ricerca e progetta esperienze musicali dal 2001. Dal novembre 2014 ha un progetto stabile con il polistrumentista (flauto, chitarra e pianoforte) Nicola Sti lo col quale si esibisce in vari club e festival jazz, tra i quali il prestigioso jazz club Montmartre di Copenaghen. Per il teatro ha collaborato, insieme a Paolo di Sabatino, a recital di Michele Placido; ha partecipato allo spettacolo “Bassa Continua, Toni sul Po” del regista Mario Perrotta (vincitore Ubu Teatro 2013).

Andrea Modesti, poco più che quindicenne, si appassiona al basso elettrico con l’ascolto di musicisti come Jaco Pastorius, Marcus Miller e molti altri. Inizia a studiare da autodidatta avviando un percorso con varie formazioni suonando Blues Funky e Rock. In seguito studia contrabbasso presso il liceo musicale pareggiato di Teramo con il M° Giancarlo De Frenza. Intensa attività live in molti club della penisola. Agli inizi degli anni novanta partecipa all a tour del cantautore Mario Castelnuovo. Dopo un lungo periodo lontano dall’attività musicale(2001/2014), torna in studio per registrare un disco(Antinoja – The Canvas Theory) insieme ad Alfredo De Vincentiis e Sabatino Matteucci che verrà poi pubblicato nel 2015 dall’etichetta Ideasuoni. Nello stesso periodo sempre con l’amico Alfredo De Vincentiis (batteria) e Simone Copellini (tromba/ filicorno)prosegue nel progetto Antinoja con materiale in via di pubblicazione.

Alfredo de Vincentiis nel 1991 inizia a suonare la batteria come autodidatta; nel 1993 frequenta il Conservatorio  dell'Aquila. Dal 1999 si trasferisce in Emilia Romagna; fra il 2000 ed il 2006 lavora come fonico in diversi locali emiliani  e a Cine Citta a Roma, nel 2006 inizia a lavorare in Inghilterra in diversi ambiti sia di produzi one musicale che  come batterista nel territorio londinese dove produce il disco YOU ( masterizzato in Abbey Road Studios). Negli anni seguenti, 2007/2012, produce diversi dischi. Parallelamente alla musica lavora nel settore teatrale: Russo – De Rerum Naturae, Boston Marriage di Gabriele Tesauri, Punto Triplo della compagnia Pietribiasi Tedeschi, E.S.C. spettacolo teatrale su Pier Vittorio Tondelli. Dal 2015 ad oggi continua a produrre dischi indipendenti e a collaborare con vari artisti nel suo studio, il DvabadStudio.

1 - Interno 1
2 - L’impeto dei dannati
3 - Hard boiled
4 - The dreamer and the cheater
5 - Scorpio
6 - The skin of a snake
7 - Terra-mae
8 - Silenzio
9 - Macunaima
10 - The nowhere ending road
11 - Inter-essere
12 - La strada delle api

All compositions by Alfredo De Vincentiis.
All lyrics by Alessia Martegiani.
Dodicilune edizioni.

Alessia Martegiani - voice looper
Andrea Modesti - electric bass
Alfredo De Vincentiis - drums, keyboards, electronics

Andrea Grumelli - The Red Project (2021 Dodicilune / Ird)

Prodotto da Dodicilune distribuito in Italia e all’estero da IRD e nei migliori store on line da Believe Digital, "The Red Project" è un tributo del bassista lombardo Andrea Grumelli alla vita e alle opere di Keith "Red" Mitchell. Il progetto discografico propone, infatti, nove brani tratti dalla v astissima collezione del musicista, compositore, cantante, autore e poeta statunitense riarrangiati per un nuovo ensemble nel rispetto dei suoi canoni estetici, in una miscela che richiama il suo sound cameristico e denso di melodia. Andrea Grumelli è affiancato dalla cantante Monica Giuntoli, dal vibrafonista Michele Sannelli, dalla sassofonista baritono Rosarita Crisafi e dal batterista Stefano Bagnoli.

Bassista, pianista, cantante, compositore e poeta, Keith "Red" Mitchell nacque nel 1927 a New York e, malgrado le innumerevoli collaborazioni con grandi esponenti del Jazz tra cui Jim Hall, Barney Kessel, Tommy Flanagan, Red Norvo, Gerry Mulligan, Andre Prévin, Phil Woods, Hank Jones, Clark Terry, Kenny Barron, Billie Holiday e Chet Baker, il suo lavoro solista e le sue composizioni restano ancora relativamente sc onosciuti anche nella cerchia degli amanti del Jazz. Celebre per la decisione di accordare il basso per quinte e il suo gusto per la melodia sia nelle linee di accompagnamento che nei suoi assoli, ha profondamente influenzato i bassisti dell'era post-bop quali Scott Lafaro, Charles Mingus e George Mraz, tra gli altri. Fu anche un compositore prolifico e scrisse 122 Songs che descriveva come "Tell like it is Music" definite poi dalla critica "Fiere e piene di amore” per il gusto per la melodia e il talento nella scrittura di testi. Poeta virile, appassionato e intelligente, di humor sagace e dalla ricca giocosità, fu anche autore di diverse poesie. Si trasferì a Stoccolma nel 1968 nel tentativo di sganciarsi dalla routine del lavoro in studio e rilanciare la sua carriera jazzistica ma anche di allontanarsi dalla società americana, in quegli anni connotata dalle forti problematiche socio-politiche e razziali. La sua ricerca musicale lo spinse a un nuovo approccio con lo strumento : più lirico, basato sulla melodia con assoli che ricalcassero quelli dei fiati, e più legato all’uso degli accordi. Prediligendo piccoli ensemble, riscoprì uno spazio intimo all’interno della sua musica dove fece confluire il suo approccio melodico inserendo nelle liriche anche la sua filosofia di vita. Fu insignito del Grammy Awards svedese nel 1986 e di nuovo nel 1991 per le sue incisioni come pianista, bassista e cantante, per la poetica delle sue composizioni e per essere uno dei bassisti più innovativi della tradizione.

Il bassista Andrea Grumelli, dopo aver studiato con i M° Gianluca Alberti, Alberto Viganò e Gigi De Martino, si diploma alla Civica Scuola di Musica "S. Licitra" di Cinisello Balsamo sotto la guida del M° Roberto Gelli e in seguito si laurea col massimo dei voti in "Basso E lettrico Jazz" presso il Conservatorio "Nicolini" di Piacenza con il M° Riccardo Fioravanti. Nei suoi progetti musicali si divide tra la sua passione per il Rock e l'amore per il Jazz. Collabora con la pianista e compositrice milanese Francesca Badalini (Cineteca Italiana) proponendo cine-conerti che uniscono gusto classico a sonorità contemporanee con ampio spazio all'improvvisazione. Ha registrato diversi dischi in ambito Rock (Progressive e non solo), con Soul Takers,  Winter Mist e  Verde Lauro. Dal 2017 collabora con il compositore Claudio Milano alla registrazione di brani in cui fonde musica contemporanea e Rock Progressivo. Negli ultimi anni divide l'attività tra progetti di stampo jazzistico con MS Vibes Trio (Progressive Jazz), Pitomba Quartet (Brazilian Jazz), The RED Project (basato sul lavoro del contrabbassista Red Mitchell) e progetti di stampo Rock.

1 - Talking
2 - Simple Isn't Easy
3 - Big 'N And The Bear
4 - Where's Don Ellis Now?
5 - It's Always A Friend
6 - A Declaration Of Interdependence
7 - I'm A Homebody
8 - You're Me
9 - Soft And Warm

All compositions by
Keith “Red” Mitchell

Monica Giuntoli - vocals
Michele Sannelli - vibraphone
Rosarita Crisafi - baritone saxophone
Andrea Grumelli - electric bass
Stefano Bagnoli - drums

Francesco Miniaci - Solo Monk (2021 Dodicilune / Ird)

Prodotto da Dodicilune distribuito in Italia e all’estero da IRD e nei migliori store on line da Believe Digital, "Solo Monk" è il nuovo lavoro discografico del pianista calabrese Francesco Miniaci. Il progetto è concepito come momento di approfondimento e di riflessione sull'arte, ma anche sugli aspetti umani, di un personaggio unico come Thelonious Monk. Gli arrangiamenti degli otto brani (Ask Me Now, I Mean You, In Walked Bud, Pannonica, Monk's Dream, Round Midnight, Ruby My Dear e Well You Need't) pensati appositamente per piano solo, offrono una personale visione di Maniaci della originalissima musica del musicista e compositore statunitense (10 ottobre 1917 – 17 febbraio 1982).
Diplomato in pianoforte presso il Conservatorio Fausto Torrefranca di Vibo Valentia nel 2008, Francesco Miniaci consegue nel 2020 la Laurea in Pianoforte Jazz presso il Conservatorio di Musica P.I.Tchaikosky di Nocera Terinese (Cz). Ha al suo attivo circa 100 concerti in Italia e all'estero ed è pianista stabile della TJO del Conservatorio Tchaikovsky di Nocera Terinese. Ha partecipato a numerosi workshop tenuti, tra altri, da Kenny Barron, John Hicks, Roscoe Mitchell, Uri Caine, Jerry Bergonzi, Bob Mintzer, George Cables, Francesco Cafiso. Ha suonato e collaborato con musicisti della scena jazzistica nazionale come Piero Cusato, Toni Armetta, Stefano Di Battista, Fabrizio Bosso, Daniele Scannapieco, Francesco Cafiso e tanti altri.

1 - Ask Me Now
2 - I Mean You
3 - In Walked Bud
4 - Pannonica
5 - Monk's Dream
6 - Round Midnight
7 - Ruby My Dear
8 - Well You Need't

All compositions by Thelonious Monk

Francesco Miniaci - piano

Walter Gaeta & Dante Melena - Little Things in Many Things (2021 Dodicilune / Ird)

Il progetto scritto a quattro mani rivela un sound nuovo e accattivante con influenze che vanno dal Jazz al Funky. Walter Gaeta (piano, piano elettrico e arrangiamenti) e Dante Melena (batteria) sono affiancati dal sax di Gianluca Caporale e dal basso di Maurizio Rolli e Emanuele Di Teodoro e in alcuni brani da Alex Sipiagin (tromba), Diana Torto (voce), Mauro De Federicis (chitarra elettrica), Jorge Gabriel Ro’ (tromba e flicorno) e Marco Salvatore (sax alto).

Diplomato in pianoforte e con studi di composizione, Walter Gaeta ha conseguito nel 2006 il Diploma Accademico di II livello in Musica Jazz con il massimo dei voti e lode presso il conservatorio “Santa Cecilia“ di Roma. Musicista dinamico e originale capace di esprimersi in un pianismo melodico, ritmico e autentico. Nelle sue composizioni unisce colori e linguaggi diversi creando spazi inesplorati in continua evoluzione. Imprevedibile e coraggiosa è la sua ricerca musicale. Ha inciso diversi cd, pubblicato sue composizioni e testi didattici. Ha collaborato con: Massimo Moriconi, Fabrizio Bosso, Max Ionata, Paolo Damiani, Thomas Sheret, Rachel Gould, Paola Lorenzi, Pedro Mena Peraza, Sherrita Duran, Cheryl Nickerson, Marco Tamburini, C. Arena, Kelly Joyce, Saba Anglana e tanti altri. Ha suonato in numerosi importanti festival da solista e con proprie formazioni in Italia e all’estero. Come arrangiatore e compositore si è sempre distinto arrivando in finale a Barga Jazz, Piacenza Jazz e vincendo il primo premio assoluto con il suo quartetto al concorso “Sound Track” di Foligno.

Dante Melena frequenta alcune fra le migliori scuole italiane ed estere (Saint Louis Jazz School, Jazz University Terni, C. P. M Siena, Drummers Collective New York) oltre a numerose Master Class. Attualmente svolge un'intensa attività didattica presso la scuola Civica di Vasto, la Nuova Scuola Comunale di Musica di Montesilvano, il Sound ville di Roma ed altre. Dal 2008 è docente di batteria dei Seminari "Gessopalena Jazz" organizzati dall'Associazione Musicale "Armando Manzi". Dal 2003 al 2006 collabora con il chitarrista Gianfranco Continenza con il quale ha registrato "The past inside the present" disco realizzato con la collaborazione di Bill Evans & Scott Kinsey, prodotto dalla "Esc Records" inoltre collabora con Antonio Onorato, Sherrita Duran, con la quale ha registrato alcuni brani del CD "Compilation 2009" Kelly Joyce, Linda Valori e molti altri. Dal 2008 è endorser Pearl e Sabian.

1 - Travel Days
2 - Golden Storm
3 - Prelude
4 - Rondo' for Max
5 - A Volte Capita
6 - Obsession
7 - Ada
8 - Hello Sun
9 - M.M.

All compositions by Walter Gaeta, Dante Melena except 3, 4, 9 by Dante Melena; 5, 8 by Walter Gaeta; 7 by Alfredo Impullitti. All arrangements by Walter Gaeta

Walter Gaeta - piano, electric piano
Dante Melena - drums
Gianluca Caporale - tenor, soprano sax
Alex Sipiagin - trumpet (4)
Diana Torto - vocals (1, 5)
Maurizio Rolli - electric bass (1, 2, 5, 6, 9)
Mauro De Federicis - electric guitar (9)
Jorge Gabriel Ro’ - trumpet, flugelhorn (1, 2, 5, 6, 9)
Emanuele Di Teodoro - bass (4, 7, 8)
Marco Salvatore - alto sax (9)

Andrea Goretti - A Light in the Darkness (2021 Dodicilune / Ird)

Bianco e nero sono i colori della tastiera di un pianoforte ma anche dello yin e dello yang della dottrina taoista. Oscurità e luce convivono, in un eterno alternarsi e in una reciproca necessità esistenziale. La musica del disco vuole rendere omaggio a questa filosofia attraverso undici composizioni estemporanee create in solitaria da Andrea Goretti. Il pianoforte è un’orchestra capace di esplorare gli abissi sonori e allo stesso tempo osservare un paesaggio limpido dalle vette alte e luminose di una montagna. La musica del pianista e compositore colpisce per il suo carattere introspettivo e meditativo. I virtuosismi si nascondono sotto la superficie nell'uso intelligente e controllato delle dinamiche e dell'armonia. Specialmente nel piano solo è in grado di evocare emozioni nascoste, intime, in un'aura di tranquillità estranea al mondo caotico e rumoroso di oggi. Il suo ambizioso obiettivo è di unire in maniera originale alcune tendenze del jazz contemporaneo alla musica classica e d'avanguardia.

Il disco si apre con "Hard to S(t)ay", “Difficile a dirsi” ma anche “Difficile rimanere”, una ineffabile necessità di fuga, di evasione, di libertà, e prosegue con "Canto I", un'improvvisazione nata dalle suggestioni della selva oscura dantesca, l’inizio del percorso verso la rinascita a riveder le stelle. In scaletta anche le due improvvisazioni "Neptune’s Blues" (ispirata allo spazio cosmico) e "I giganti" (dedicata alla famosa Sala dei Giganti, opera di Giulio Romano presente a Palazzo Te di Mantova). "T.T.T. X – Twelve Tone Tune X" è una composizione costruita con una linea melodica di dodici suoni, il cui titolo rende omaggio ai due famosi “Twelve Tone Tune” di Bill Evans. La track list è completata da un sogno diviso in due parti "Dreaming I" e "Dreaming II", dall'interludio "Question" e da tre brani registrati dal vivo durante un concerto a Roma "Impro I", "Lamento", brano ispirato a una rivisitazione personale del blues, "Il Grinch 2", dedicato al periodo natalizio interpretato in maniera non convenzionale.

Il quadro in copertina è un’opera di Donaera. Olio su tela del 2013, “In mezzo alla tempesta” rappresenta un mare in tempesta, in cui evocativi giochi di luci e ombre si mescolano, creando emozionanti contrasti cromatici. Intensi colpi di spatola percorrono il dipinto verticalmente. La poesia presente all’interno del booklet, composta appositamente per l’occasione traendo ispirazione dalla musica del disco, è a firma di Umberto Petrin. Question - questo il titolo scelto, con riferimento all’interludio - riverbera le vibrazioni della musica e le dona nuove suggestioni e orizzonti. La struttura forma della poesia ricalca l’elenco dei brani del disco, con la successione di undici endecasillabi (uno per ogni brano).
Classe 1990, Andrea Goretti intraprende gli studi musicali con un percorso di formazione accademica fino al conseguimento del Diploma di Pianoforte presso il Conservatorio di Parma. Durante questo periodo di formazione classica, frequenta masterclass con diversi pianisti e musicisti di fama mondiale. In particolare, con il pianista Fabrizio Ottaviucci approfondisce lo studio del pianoforte preparato di John Cage e la musica di altri compositori del Novecento, tra cui Giacinto Scelsi e Morton Feldman. Partecipa al programma Erasmus, studiando per un anno presso l’Accademia di Musica “Stanislawa Moniuszki” di Danzica (Polonia) col M.° Waldemar Wojtal. Durante quell’anno in terra straniera arriva la passione per il jazz, e si avvicina a questa musica prendendo le sue prime lezioni col M.° Leszek Kułakowski. Nel 2016 consegue il Diploma Accademico di primo livello in Pianoforte Jazz sotto la guida dei maestri Alberto Tacchini, Roberto Bonati e Roberto Dani, con una tesi su John Taylor, ottenendo il massimo dei voti.

Parallelamente studia composizione col M.° Luigi Abbate e sassofono col M.° Massimo Ferraguti. Di recente ha intrapreso un nuovo progetto in solitaria, “Silent Films Soundtrack”, in cui musica dal vivo film muti di inizio ‘900. È attivo anche come compositore di musiche per video e colonne sonore. Musicista eclettico, dedito alla ricerca e sperimentazione di differenti linguaggi musicali, negli anni ha avuto l’occasione di spaziare tra generi e stili diversi. Ha collaborato con Tian Ruohan, musicista di erhu (violino tradizionale cinese); ha partecipato a diverse conduction, dirette dal compositore e contrabbassista Roberto Bonati (Teatro Regio di Parma – pubblicata in DVD dalla etichetta Parma Frontiere Jazz –, Casa della Musica di Parma); ha arrangiato e interpretato in pianoforte solo le musiche del compositore mantovano Stefano Gueresi, partecipando alla registrazione del disco “Stefano Gueresi - Il Ricordo vol.2” (TRJ Records); suona regolarmente con diverse formazioni in festival internazionali di improvvisazione radicale (Oooh Festival, RARA Festival).

1 - Hard to S(t)ay
2 - Canto I
3 - Neptune's Blues
4 - Dreaming I
5 - I giganti
6 - Question (interlude)
7 - T.T.T. X
8 - Dreaming II
9 - Impro 1
10 - Lamento
11 - Il Grinch 2  

All compositions by Andrea Goretti (Dodicilune edizioni)

Andrea Goretti - piano

Giancarlo Schiaffini | Sergio Armaroli - Decontructing Monk in Africa (2021 Dodicilune / Ird)

Giancarlo Schiaffini (trombone) e Sergio Armaroli (balafon cromatico, water drum, calebasse, talking drum, mbira, shaker, bull-roarer, percussion), collaboratori di lunga data, propongono una suite di quasi un'ora nella quale l’improvvisazione, della quale sono autentici maestri, fa da raccordo tra Thelonious Monk, l’Africa e la musica contemporanea europea.

«Da Monk - che Schiaffini nel corso della sua carriera ha interpretato nei modi più diversi, dei quali qui si ritrova qualche memoria - i due hanno ripreso una decina di blues, usandoli soprattutto come pretesti, ispirazioni ideali di un percorso musicale tutto loro; dall’Africa hanno tratto alcuni ritmi e molteplici tipi di strumenti perlopiù percussivi (balafon, tam buri vari, mbira), utilizzati però in modo tutt’altro che africano, con sonorità nitide», sottolinea Neri Pollastri. «La componente contemporanea sta nel progetto stesso, trasversale e di ricerca, ma si fa palese nella base registrata che funge da terza voce, alternando suoni elettronici, canti, estratti di composizioni, altre percussioni che dialogano con quelle dal vivo. Il tutto, appunto, è legato dall’improvvisazione, che i due sviluppano dialogando sulle basi e lasciandosi trasportare dalla libera - talvolta liberissima - interpretazione dei temi monkiani. L’esito è sorprendente: una suite di quasi un’ora, nel corso della quale - quasi senza soluzioni di continuità - vengono inanellati temi come Straight No Chaser e Blue Monk, Misterioso e Something in Blue. Monk appare - citato ora dai toni acuti dalle percussioni, ora da quelli scuri del trombone - per poi scomparire: trasfigurato dai suoni registrati che, senza essere mai invadenti, lo trasportano in luoghi on irici, talvolta in un’Africa immaginaria, talaltra in spazi siderali evocati dall’elettronica; oppure assorbito dalle improvvisazioni del trombone, il cui canto borbottante è a sua volta in magico equilibrio tra l’Africa e la Mitteleuropa», prosegue il critico musicale. «Un Monk e un’Africa singolari, quindi: all’inizio spiazzanti, poi via via sempre più in sintonia tra loro; a momenti ipnotici, in virtù del reiterarsi dei temi e della voce meditativa del trombone; in altri invece rasserenanti, per la nitidezza dei timbri e degli impasti; comunque sempre spontanei, quanto lo è il dialogo che intrattengono il trombone e le percussioni - o, meglio, Schiaffini e Armaroli - quasi fossero vecchi amici che d’Africa e di Monk parlino assieme, con chiarezza e profondità. Ascoltarli è una gioia».

«La musica africana, oltre ai noti elementi ritmici, ha con il jazz altre caratteristiche comuni, come l'aspetto decisamente responsoriale e una certa ripetitività», scrivono i due compositori e musicisti nelle note di copertina. «Di Monk abbiamo voluto scegliere i Blues, curiosamente tutti nella tonalità di Si bemolle, spesso formati di un nucleo tematico semplice, con ampi spazi di respiro tipici del carattere africano del Jazz», proseguono Schiaffini e Armaroli. «Una semplicità che a volte sconfina in un primigenio minimalismo che mai si riduce a una semplice ripetitività. Abbiamo scelto un organico strumentale falsamente etnico (balafon, mbira, talking drum e altro) in dialogo con il trombone, cercando un senso a questo divagare tra paesaggi sonori primari e motivi melodici segreti. Il lavoro improvvisativo si dipana quindi come una terza via fra i temi monkiani, quasi mai citati direttamente, e il flusso acusmatico preregistrato».


1. Deconstructing Monk in Africa


Giancarlo Schiaffini: trombone

Sergio Armaroli: vibraphone, balafon, water drum, idiophone, talking drum, mbira, shakers, bullroarer, percussion

Matteo Benedetti - Piccole Onde (March 2, 2021 Dodicilune / Ird)

Prodotto da Dodicilune, distribuito in Italia e all’estero da IRD e nei migliori store on line da Believe Digital, martedì 2 marzo esce “Piccole Onde” di Matteo Benedetti. Il prog etto discografico nasce dalla volontà del pianista e compositore di affrontare e arrangiare in maniera eclettica il suo repertorio: quattordici composizioni che pescano a piene mani dallo chôro, dal samba, dal jazz, dalla fusion e dalla musica classica trovano piena realizzazione nell’interazione tra il pianoforte del leader ed il flauto traverso della concertista Sarah Rulli e le percussioni di Davide Bernaro, impegnato da sempre in progetti che coniugano musica etnica e colta. Un progetto acustico, dunque, dove i tre musicisti alternano lavoro di sezione e momenti solistici in un dialogo continuo che restituisce all’ascoltatore ogni sfumatura delle composizioni in un flusso esecutivo ricco di dinamiche e interplay, reso possibile dall’aver registrato il disco “live in studio”.

Autodidatta, Matteo Benedetti sin dall’adolescenza si dedica alla composizione. Ha suonato con varie formazioni di musica jazz. Ha realizzato due compact disc di sue composizioni, da lui interamente arrangiate con l’ausilio di sintetizzatori e strumenti elettronici. Negli anni novanta concretizza la sua innata vocazione alla composizione di musica per immagini. Collabora con il padre Massimo Benedetti al commento sonoro di documentari e cortometraggi, nonchè alla realizzazione delle colonne sonore del film “Il Generale” del regista abruzzese Dino Viani e del film “Il Trittico di Antonello” di Francesco Crescimone, che partecipa al 49° festival del cinema di Venezia. La colonna sonora di quest’ultimo ottiene il premio Nino Rota e, nel 1995, il premio nazionale della Presidenza del Consiglio dei Ministri, come miglior colonna sonora. Collabora con l’associazione teatrale abruzzese “Amici della Ribalta” realizzando il commento musicale per lo spettacolo “L’uomo, la bestia e la virtù” liberamente tratto dall’opera di Pirandello. Nel 2018 fonda l’associazione culturale MusArt assieme alla flautista Sarah Rulli. Con lei e con il percussionista Davide Bernaro realizza il progetto acustico “Piccole onde”, edito da Dodicilune: 14 composizioni originali suonate da pianoforte, flauto traverso e percussioni.

La flautista Sarah Rulli è una musicista eclettica, creativa, innovativa. Dalla classica al tango nuevo, dal barocco alla musica contemporanea, le sue performance sono cariche d'espressione, carattere ed eleganza. Originaria di Lanciano, ad oggi si è esibita in Italia, Germania, Austria, Belgio, Portogallo, Romania, Armenia, Georgia, USA, Cina e Corea del Sud, suonando presso Carnegie Hall, Palazzo delle Nazioni Unite, Sala Nervi, EXPO di Milano, Emilia Romagna Festival, Teatro Palladium di Roma.

Batterista e percussionista, Davide Bernaro è considerato uno dei massimi esperti del pandeiro (il tamburello brasiliano), ha suonato e registrato tra gli altri con: Gabriele Mirabassi, Silvio Zalambani & Grupo Candombe, Paul McCandless (Oregon), Michele Francesconi e Cristina Renzetti.

1 - Mondi lontani
2 - Out of blue
3 - Lo sguardo della luna
4 - Dreamlike vision
5 - Sonata in fa maggiore
6 - Piccole onde
7 - Alfa Centauri
8 - Velocemente nel vento
9 - Se passi di lì
10 - Your dreamy smile
11 - Per Noemi
12 - Chorinho per Serena
13 - Una lunga strada
14 - Luci notturne  

All compositions by Matteo Benedetti (Dodicilune edizioni)

Matteo Benedetti - piano
Sarah Rulli - flute
Davide Bernaro - percussion

Adrian Younge - The American Negro (2021 Jazz Is Dead Records)

ADRIAN YOUNGE’S THE AMERICAN NEGRO

Multi-Instrumentalist, Composer, Producer
and Former Law Professor Shares Powerful
New Album featuring Music & Spoken Word
Out Now via Jazz is Dead: LISTEN HERE

Takes an Unapologetic Critique Detailing the Systemic & Malevolent Psychology Afflicting People of Color, 
from Multi-Instrumentalist Composer,
Producer and Jazz Is Dead Co-Founder

‘Invisible Blackness’ Podcast Available Now via Amazon Music
& ‘T.A.N’. Film Trailer Due Next Week via Prime Video

“In Adrian Younge’s Ambitious New Project,
James Baldwin Meets Marvin Gaye” – VULTURE / SWITCH ON POP

"Unapologetically Black, bold, and beautiful are just a few notes
to share about Adrian Younge’s new song." – ESSENCE

"It all warrants a lot of deep study and consideration... a very impactful project...
it felt like being taken to school with this record." – NPR "ALL SONGS CONSIDERED"

“Younge’s album puts luscious orchestral arrangements and spoken-word
interludes to use in creatively unfurling the development of
structural racism in the US.” – THE GUARDIAN

"...composer/producer Adrian Younge who gives an impassioned
speech and takes you through a dreamy jazz sequence
in 'The American Negro" – SPIN

"6 New Albums You Should Listen to Now" – PITCHFORK

"The very talented psychedelic soul/jazz/hip hop/etc
musician Adrian Younge..." – BROOKLYN VEGAN

"a hardheaded manifesto, in spoken words and 1960s-rooted music,
about the pervasiveness of racism." – THE NEW YORK TIMES

"More down to earth, dirtier, politicized, riveting, and sad in
regard to its wrenching emotive politicized outlook is Younge’s
bold, new The American Negro." – FLOOD MAGAZINE

"an unflinching, provocative album... nod to Blaxploitation film scores, classic soul, and Younge’s own work with artists like Jay Z and Wu-Tang Clan." – WNYC NEW SOUNDS

"...an important contribution to the canon of African-American
political music and a heavy listen." – VANCOUVER SUN

Read More Interviews with Adrian Younge:

Adrian Younge just released The American Negro via his Jazz Is Dead label. The powerful album features music and spoken word from Los Angeles-based multi-instrumentalist, composer and producer and sees Younge sharing an unapologetic critique detailing the systemic and malevolent psychology that afflicts people of color. Younge not only wrote, but played every instrument of the album’s rhythm section; he also orchestrated a 30-piece orchestra and recorded them in his analog studio. Hear previously released singles “The American Negro” and “Revolutionize” and stream The American Negro HERE
Adrian Younge

The album is part of his multi-multimedia project released in conjunction with Black History Month -- his most ambitious and deeply personal project to-date. To better explain the intricacies of the album’s message, he has released the Amazon Music-exclusive podcast Invisible Blackness with Adrian Younge including episodes featuring Chuck D, Digable Planets’ Ladybug Mecca, Keyon Harrold, and more; and short film T.A.N., which will be available on the Amazon Music mobile app and Prime Video.

The American Negro is a powerful, multifaceted statement that reflects perennial injustices and serves to act as a lever of change during a time of mass disillusionment: an album for the people that details the evolution of racism in America. The American Negro is not for the faint of heart, including the album cover art--a recreation of “Lynching Postcards” that became celebrated the murder of African Americans at the hands of White Americans as vigilante justice at the turn of the last century, with no judicial reprisals. Modernly, death by asphyxiation is a tool Police officers have used in killing innocent Black Americans: the lynching of the Black Americans has to stop. 

Adrian Younge is a member of The Midnight Hour and has produced for entertainment greats ranging from Jay Z, Kendrick Lamar and Wu-Tang Clan. He’s composed for television shows such as Marvel’s Luke Cage (with Ali Shaheed Muhammad), and films including Black Dynamite. He owns the Linear Labs boutique record label and analog studio, and is co-owner of Jazz Is Dead. When he’s not working on scores for major studios or networks, he’s making albums that speak to his own artistry. 

THE AMERICAN NEGRO | TRACK LISTING

01 - Revisionist History
02 - The American Negro
03 - The Black Broadcast
04 - Revolutionize
05 - Double Consciousness
06 - Watch the Children
07 - Dying on the Run
08 - Intransigence of the Blind
09 - James Mincey Jr
10 - Disadvantaged Without a Title
11 - Mama (You Will Make It)
12 - The Black Queen
13 - Margaret Garner
14 - Race is a Fallacy
15 - Light on the Horizon
16 - A Symphony for Sahara
17 - America is Listening
18 - The March on America
19 - Paradox of the Positive
20 - The Death March
21 - Black Lives Matter
22 - Rotten Roses
23 - Jim Crow's Dance
24 - Patriotic Portraits
25 - George Stinney Jr.
26 - Sullen Countenance

Adrian Younge | The American Negro
The American Negro (album) | Available everywhere Feb. 26, 2021 via Jazz Is Dead
Invisible Blackness (podcast) | Available exclusively on Amazon Music Feb. 4, 2021
T.A.N. (film) | Available exclusively on Amazon Prime Video & Amazon Music March 2021

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Monday, March 1, 2021

Fredrik Nordström Quintet - Live in Coimbra (2021 Clean Feed Records)

"Inspired in the American jazz of the Sixties, but with a North European perspective of inquestionable modernity, Fredrik Nordström imposed himself already as one of the most powerful and intriguing saxophonists in the tenor variant coming from the Old Continent. His prestige as a performer is extensive to the compositional work he’s developing, such is the richness of ideas in terms of harmony and rhythm presented by his quintet.

With trombonist Mats Äleklint replacing Magnus Broo and his trumpet and Torbjörn Zetterberg ocupying the position of the double bass instead of Ingebrigt Håker Flaten, but keeping Mattias Ståhl (vibraphone) and Fredrik Rundqvist (drums) at their posts, this live CD recorded in Coimbra, Portugal, presents a renewed band with the same objectives defined since the beginning: elasticity of style and afirmative drive. Adding a new voice to the lineage of tenors with robust sound, it’s nevertheless in the Ornette Coleman heritage that we can place Nordström. And that even if “Live in Coimbra” has more connections with the Blue Note catalogue and the Bobby Hutcherson groups in the golden period of this master vibraphonist than with the harmolodic concepts.

The album includes two pieces never recorded before, “Yakiniku” and “Mister Barista”, and a version of a song by none other than the pop singer Björk, “Cocoon”, and it’s a blast, showing this project in the ideal of contexts when the music in question is jazz: a concert. Bravo."

1. Yakiniku 08:01
2. Russian T 05:53
3. No Longer 09:36
4. In Motian 06:01
5. Cocoon 07:28
6. Pizza Girl 12:00
7. Mister Barista 10:01

Fredrik Nordström - tenor saxophone
Mats Äleklint - trombone
Mattias Ståhl - vibraphone
Torbjörn Zetterberg - double bass
Fredrik Rundqvist - drums

All compositions by Fredrik Nordström except "Cocoon" by Björk Guðmundsdóttir/Thomas Knak

Recorded live on November the 5th 2005 at Teatro Académico Gil Vicente in Coimbra, Portugal by Luis Delgado
Mixed and mastered at Bluenord Studio in Stockholm, Sweden by Fredrik Nordström
Produced by Fredrik Nordström

Fredrik Nordström - Needs (2021 Clean Feed Records)

"In his new album, saxophonist and composer Fredrik Nordström deals with a format that reminds of a double quartet of the same type as Ornette Coleman recorded in the early 1960’s. For someone always interested in exploring different possibilities of group interaction, the decision isn’t really a surprise in itself: what surprises us are the results. Instead of acting as a double quartet, Nordström and his fellow Swedish musicians sometimes acts as an octet or as a trio, a quintet, or, you name it! The (double) rhythm section shows off some groovy and hard swinging parts as one unit, but the freedom to contribute individually in this collective of great improvisers is fundamental.

Nordström’s writing and conduction of the improvisational developments are, as always, subtle and meticulous, like hidden geometrical forms in an (apparently) abstract canvas. And if the double quartet matrix is generally connoted with the free jazz subgenre, in “Needs” something else is in equation, coming from the bop and hard bop traditions (Nordström’s tenor style owes something to Dexter Gordon) adding adventurous compositions with dazzling improvisations and giving expression to what the leader of this one day session calls «progressive jazz with unquestionable influence of contemporary classical and rock music». A must."


1. Needs 07:37

2. Fake Face 04:34

3. House of Tales 07:09

4. Hometown Prophet 05:51

5. Hope 07:29

6. Brand New Dollars 06:13

7. Morning Bliss 09:02


LEFT channel:

Fredrik Nordström - tenor & baritone saxophones

Mats Äleklint - trombone

Filip Augustson - double bass

Christopher Cantillo - drums


RIGHT channel:

Fredrik Ljungkvist - clarinet & tenor saxophone

Niklas Barnö - trumpet

Torbjörn Zetterberg - double bass

Fredrik Rundqvist - drums


All compositions by Fredrik Nordström


Recorded March 23, 2018 at BAS, Bandhagen Sweden by Mats Äleklint

Mixing and mastering at Bluenord Studio, Högdalen Sweden by Fredrik Nordström

Produced by Fredrik Nordström

Executive production by Pedro Costa for Trem Azul

Archie Shepp & Jason Moran - Let My People Go (2021)

"Words, sounds, speech, men, memory, thoughts, fears and emotions—time—all related…all made from one…all made in one." —John Coltrane, 1964

There comes a time when musical expression flows directly from the soul—unimpeded, unfiltered. Unmasked. A point when the modes of expression—the way a person plays and sings, the way he walks and talks and even wears his hat—are all on the same wavelength, all drawing from the same inner spirit. Their music reveals not just who the individual musician might be, but reflects who we all are. Message, music, and identity weave together into one.

Archie Shepp, more than sixty years into a career of supreme dedication, has devoted a lifetime to this idea of spiritual singularity. His vast discography is peppered with moments of deep connection: small ensembles and big bands. Significant studio projects and equally historic live performances, as sideman, leader, and very often, collaborator.

A special thread connects the saxophone/piano duets and makes them standout, Shepp’s meetings with such greats as Horace Parlan, Joachim Kühn, Mal Waldron, Jasper Van’t Hof, and Abdullah Ibrahim (back when he went as Dollar Brand.) Four hands, two instruments, one common statement. Shepp has found a way to consistently excel in this space, as a speaker and as a listener. Much of it has to do with the intensity of the interaction between the two voices, how that space allows the dialogue to stand out. Shepp, in all these instances, has elevated it further: developing these conversations with just the right amount of form and freedom.

Neither Shepp nor Jason Moran are old, and neither are they young—except in spirit and delight. Moran is the more recent arrival, and he’s no new kid on the block. They carry age and experience in their playing as much as a youthful fascination with the songs and forms that define this tradition we call jazz. Let My People Go is the timely title of this collection, but when has that message not been relevant? Now, sadly, as ever.

This is their first recording together, a gathering of duet performances from 2017 and 2018, chronicling a relationship that can sound like the intimate huddling of two old friends: whispered asides, excited exclamations, utterances coinciding with practiced harmony, followed by bursts of laughter. “Ain’t misbehavin’!” cries out one. “Waahhhh!!”, says the other. (That’s really Shepp speaking both parts—but you get the idea.)

Shepp and Moran first met backstage at Belgium’s annual JazzMiddelheim Festival in 2015; I’m proud to say I was there, having interviewed them separately, watching them talk for the first time, feeling the mutual respect that was there from the outset. In five quick years, their friendship has grown, and they have cultivated the chances to perform together: co-headlining or as guests on each other’s gigs, in Europe and the U.S., sometimes with a rhythm section and singers, and as often, just the two of them. The performances herein stem from two encounters: “Motherless Child”, “He Cares”, “Slow Drag”, and “Isfahan” from a gig at Paris’s annual Jazz à la Villette festival in 2017, and the remaining tracks from the 2018 edition of the Enjoy Jazz Festival in Mannheim, Germany.

Let My People Go offers ample evidence of Shepp and Moran’s consanguinity. Both were born in the deep South, raised up in the sound of the blues and black gospel: Shepp in Fort Lauderdale, Florida, and Moran in Houston, Texas. Both fell in love with jazz and other forms of cultural expression, and followed their muses north. Shepp pursued a degree in drama at Goddard College in Vermont, while playing saxophone and writing poetry; Moran, years later, focused on classical and jazz piano at Manhattan School of Music. Both developed an ever-expanding appreciation of pioneers like Duke Ellington, Fats Waller, and Thelonious Monk, with an ear for contemporary styles: Shepp with 1960s Free Jazz, and Moran with Hip Hop of the late ‘80s through today. Tellingly, neither has limited their appreciation or their own modes of expression to just one style or age. Even as they maintain their own individual approaches, their mutual ardor for the African American cultural tradition embraces all leaves, branches, and —especial—its roots.

Love and pride and an abiding sense of message-giving that defies years and categories. That’s the essence of these performances. There’s an old African-American proverb that says, “The spirit will not descend without a song.” Let My People Go is a supreme example of this idea. In this music, one can hear how, when two deeply connected souls meet, the message in the music is clarified and amplified, how its power is increased exponentially. Listen to what they say to each other, and what their music has to say to us. — Ashley Kahn

1. Sometimes I Feel Like a Motherless Child 08:20
2. Isfahan 06:10
3. He Cares 06:41
4. Go Down Moses 07:00
5. Wise One 13:12
6. Lush Life 08:48
7. Round Midnight 08:31
8. (Radio Edit) Sometimes I Feel Like a Motherless Child 03:51

Recorded on September 12th 2017 at La Philharmonie de Paris, during Jazz à la Villette Festival, on November 9th 2018 at the Alte Feuerwache Mannheim, during Enjoy Jazz Festival.


Artistic coordinator : Monette Berthomier
Executive Producers : Clément Gerbault, Martin Sarrazac
Mixing : Raphaël Allain
Mastering : Raphaël Jonin

Jason Moran - The Sound Will Tell You (2021)

The Sound Will Tell You, Moran's 3rd Solo piano recording, was made on January 4-6, 2021. Half of the works use an effect dubbed "DRIP", a filter to allow the sound cast a shadow. The Drip gives the note another gravity. These pieces are marked by "tear", "honey" and "shadow. Moran, from Houston, also recalls DJ Screw's ability to give a song a new sluggish gait. Drawing out the drawl and sinking the beat into the mud. The music moves in slower motion.

Many of the titles refer to Toni Morrison, the author Moran read most frequently during quarantine. She evokes sound often and speaks of the pitch black night as "it may as well be a rainbow." - Song of Solomon.

The Sound Will Tell You is being concurrently released with an exhibition of new works on paper at the Luhring Augustine Gallery in Tribeca, New York. Moran's practice of recording his hand motions on the piano manual creates a variation on the "recording". The attack of the finger on the key leaves a mark and accumulates residue.

A believer in "melody", much like his idols Thelonious Monk and Herbie Nichols, Moran writes pieces that retrace themselves. The songs step into their own footsteps, a choreography of repetition, occasionally disrupting their own dance. Body and Soul remains a piece Moran circles around, this time with a nod to Eddie Kendricks' Intimate Friends.

For Love was recently heard in the film version of Ta-Nehisi Coates' Between the World and Me, which Moran scored. His dedication to the melody is what pulls this record into another territory, aiming to eliminate the differences between melody and solo. The narrative drives these works.

How much more terrible was the Night highlights America's current state of pandemonium. 


1. Follow the Light 02:38

2. Spoken in Two (Tear) 02:55

3. For Love 03:56

4. My Mother's Handful of Tea 03:35

5. Only the Shadow Knows (Honey) 04:56

6. Body & Soul with Intimate Friends (Shadow) 03:06

7. Dawns after the Dream 02:13

8. Bee Mantra (Honey) 03:22

9. How much more terrible was the Night 03:12

10. The only morning coming (Tear) 02:34

11. Hum then Sing then Speak 05:16

12. Toni Morrison said Black is a Rainbow (Shadow) 04:23


Jason Moran: piano solo


Pre-order

Cecil Taylor Quintet - Lifting The Bandstand (2021 Fundacja Słuchaj Records)

When the Cecil Taylor quintet was ready to play at the Tampere Jazz Happening on October 30, 1998, all the musical world knew the virulent compactness of Taylor's groups, especially after the American pianist had established an on-going link with Berlin and the European public. That day in Tampere, a superlative performance of free improvisation (Harri Sjöström on soprano sax, Tristan Honsinger on cello, Paul Lovens on drums and Teppo Hauta-aho on double bass) was able to represent Taylor's enormous creative potential. It is a concert discovered in the archives of Finnish Radio YLE, never documented on a recording medium, which allows us to enter that absolutely unique world of Taylor’s groups: art and sound density, expressive universes that leave you speechless even after their conclusion. 

That day the sound power produced by the group was even able to impress Steve Lacy who, at the end of the concert, went to find the musicians backstage, saying:"...You guys really lifted the bandstand...", a statement that has been carved into the memory of that evening and also provides the title of this live recording. In Lifting the Bandstand the structure is typical: Cecil enters the stage, poetizes on his verses and enters into a free dance; then some deep clusters on the piano; the string musicians offer themselves in an abstract design and the development of a sort of propitiatory ritual outlined in all its excitement and fullness when the clusters start to become cutting and the musical set becomes explosive. In this concert Taylor and the four European musician-personalities continue their enthusiastically celebrated non-hierarchical style of play that they started from the very beginning of this constellation. 

They sow the seeds for a free and choral relationship that favors the shattering, the physical prowess of the musicians and a phenomenology of music. The first half hour of Lifting the Bandstand is an uncontrolled expansion of the sound mass, with the instruments continuously expanding so that one cannot believe that musicians can play with that intensity for so long: an instinctive, chemical experiment consumes itself, in which all "music" is demolished and re-presented according to a project of apparent intangibility, not a sterile but a constructive fury, which upsets for the speed undertaken and the extended techniques; only after an hour the shockwave fades into a cubic phase, less thunderous, more oriented towards a melodic quality and a timbre line, where onomatopoeia intervenes; there are some attempts to replicate operatic singing and we find reminiscences of classicism camouflaged in areas of interaction. 

Even when the music calms down in the end, there are still electric shocks of music, small refluxes of the instruments, which the musicians cannot completely dominate in this new situation of relaxation. When the ritual ends, the sensation is to have experienced the equivalent of a virtuous myth, a regenerating force that leaves the listener astonished, breathless and enriched not really knowing to where he had been taken. Ettore Garzia

1. Desperados A 28:25

2. Desperados B 47:08

Cecil Taylor, piano

Harri Sjöström, soprano sax

Tristan Honsinger, cello

Teppo Hauta-Aho, double bass

Paul Lovens, drumset, cymbals and gongs

Recorded October 30.1998 at Tampere Jazz Happening by the Finnish Broadcasting Company YLE at Tampere Jazz Happening. Originally produced for YLE by Veli- Pekka Heinonen

Final mix by Patrick Römer and Harri Sjöström + Paul Lovens

Mastering by Patrick Römer of Unisono Records

Pre-order

Marek Malinowski / Robert Rychlicki-Gąsowski / Wojciech Zadrużyński - Scratching Fork (2021 Fundacja Słuchaj Records)

A place between structure and fluctuation where planning and spontaneity intertwine, enriched by rational thinking or wild instinct. A connection between cold focus and wonderful oblivion. The art of compromise without compromising. It might be a place where the hardness of metal touches the softness of skin. Scratching Fork could be all of these. One thing is certain – it is a band, a talented trio playing jazz-like music in contemporary style. The story of this band started in 2015 and since then Scratching Fork has been growing without rush, but consistently and inevitably, just like the mountains of New Zealand. Developing, not seeking attention or caring about changing trends, simply focusing all its energy on its purpose, emotions and discovery. 

Slowly cultivating its music, the band has grown stronger by firmly following its local Kuyavian roots. And what about these roots? What, or rather who creates Scratching Fork? The idea to create the group, just like the first song of Ilúvatar, seeded in the mind of Marek Malinowski. He then invited two musicians from Toruń to cooperate, Wojtek Zadrużyński (drums) and Robert Rychlicki (double bass), who had cooperated in rhythm sections for years. Both were fascinated by Marek’s music from the very first rehearsal and thus, adding a touch of their own sounds and emotions, became part of the band.


1. When She Sleeps 07:00

2. Mountains 10:05

3. Vertigo 03:06

4. Dancer In Galoshes 05:17

5. 7 O'Clock 04:18

6. Goodbye Poem 04:43

7. Fairytale Land 05:14


Marek Malinowski - guitar

Robert Rychlicki-Gąsowski - double bass, bass guitar

Wojciech Zadrużyński - drums


All compositions by Marek Malinowski


Pre-order

Frisque Concordance - Distinct Machinery (2021 Trost Records)

1. Inklings 03:57
2. Hot and Cold 07:19
3. Torsion 03:00
4. Metes and Bounds 02:46
5. Drunken Thread 10:20
6. Fissures 02:10
7. Flank Angle 01:51
8. Entanglements 09:05
9. FlowField 05:17
10. Refraction 02:22
11. Desmodromics I 10:39
12. Desmodromics II 13:42
13. Desmodromics III 20:37
14. Cold and Hot 02:26

Released as a double cd -
CD1, tracks 1-10: in the studio
recorded in Vienna, 11.3.2017 by Martin Siewert

CD2, tracks 11-14: live on stage
recorded at Konfrontationen Festival, Nickelsdorf, 18.7.2018 by Gerald Pally & Jens Jamin for ORF

John Butcher - tenor/soprano sax
Georg Graewe - piano
Wilbert de Joode - double bass
Mark Sanders - drums

Recorded, mixed, mastered by Martin Siewert