martes, 5 de agosto de 2014

Tony Malaby's Tamarindo - Somos Agua (2014)


Source: Clean Feed

Track Listing:
         1. Mule Skinner 5:46
2. Loretto 5:50
            3. *matik-Matik* 6:00
                 4. Can't Find You... 13:12
         5. Bitter Dream 8:34
      6. Little Head 5:20
                                                                                                                               7. Somos Agua 10:24

                                             Personnel:
                                             Nasheet Waits (d), Tony Malaby (sax), William Parker (b).


"When Sonny Rollins released the album Saxophone Colossus (Prestige, 1956), he not only made the point that he loomed over all over saxophone players of his day; he made a spot-on statement about his music, in which he tended to dominate his sidemen. The Arizona-born, NYC-based saxophonist Tony Malaby likewise made a multi-faceted artistic declaration when he dubbed one of his combos Tamarindo." Bill Meyer, Chicago Music.org

There’s a Portuguese saying which can be translated to “there is no two things without three”, and even if that’s not entirely true, the dictum is now confirmed by the third recording by that supertrio called Tamarindo, assembling Tony Malaby, William Parker and Nasheet Waits. Again, you have the poetic feeling transmitted by the chosen name for this project, but also the drive and the energy implicit in the one that was firstly thought to identify this music: Exploding Heart. Yes, each piece almost blows in your face, like an exotic fruit bursting in delicious juices. Critics already labeled it as a “high-impact free-form progressive jazz extravaganza”, but “Somos Água” is not simply more of the same. After “Tamarindo” and “Tamarindo Live”, both released by the Lisbon-based Clean Feed, you notice that the formula is perfected and matured. The music flows like a river, surpassing all the obstacles put against its currents, and it happens in the most natural of ways, even if you know that those rocks and branches were disposed there with purpose. Here’s an astonishing release, confirming Tony Malaby as one of the living heroes of the saxophone and revealing all the motives why Parker and Waits are two fundamental voices of today’s jazz creativity.
 




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GAB


Jex Saarelaht Trio - Liminal (2014)


The Jex Saarelaht Trio has been performing for over 20 years from its Melbourne base with the same line-up. The wealth of experience is very evident on this live recording from the esteemed Bennetts Lane... Read More Michael Prescott, Jazzwise Magazine


More Info and samples here: bandcamp


1. Closing
2. Liminal
3. Five-Nineteen
4. Then Again
5. Ivory Cutlery
6. Fiveways

Jex Saarelaht, piano
Philip Rex, double bass
Niko Schauble, drums

"Hearing is Everything" Peter Watkins


Domi

Dinamitri Jazz Folklore - La Società Delle Maschere (2012)

Label: Rudi Records

Source: jazzitalia

Il nuovo disco del gruppo di Dimitri Grechi Espinoza va nella direzione di un jazz primordiale con le radici ben piantate nella "Madre Africa" e gli ultimi rami ad attingere linfa vitale dalla scena chicagoana, dall'Art ensemble in poi. Sembra, infatti, ci sia un salto vertiginoso e voluto su tutto quanto sta in mezzo fra le origini e le avanguardie del collettivo AACM. Il cd ci propone una musica materica forgiata su ritmi ossessivi e tribali su cui si intrecciano, si appigliano le voci delle due ance e del violino. Chitarra e tastiere, dal canto loro, si sistemano vicino a suoni in stile rock pesante o blues di frontiera per aggiungere particolari attualizzanti ad un flusso sonoro di suo arcaico e liberamente derivato dalla New Thing. I brani evolvono come un vero e proprio rito seguendo una procedura similare. Si distingue, inizialmente, una copertura ritmica di stampo africano o africaneggiante. Le percussioni si concentrano su alcune figure fortemente caratterizzate che ripetono con microvariazioni per tutta la durata del brano. Gli interventi dei sassofoni si innervano su una struttura tutto sommato poco elaborata per spostare l'asse in un'orbita free o post-free, senza decisivi sfasamenti nel percorso. I soli si alternano in un'onda sonora polifonica di notevole spessore. Gli strumenti elettrici servono, invece, a sottolineare elementi di pop visionario e vibrante nell'ordito dei vari pezzi.


I titoli richiamano gli elementi costitutivi del nostro pianetea terra, acqua, fuoco, aria. In questo si cela l'intenzione di andare oltre le sovrastrutture intellettuali, per immergere le mani nella sostanza materiale pura e sporcarsele con gusto. Si schierano convinti dall'idea portante del leader il sax baritono e clarinetto basso, profondi e selvaggi di Beppe Scardino.

Il violino di Emanuele Parrini disegna linee oblique, sinuose, memore della lezione di Leroy Jenkins, ma è più europeo nell'approccio agli archi. Gabrio Baldacci e Pee Wee Durante sono importanti per creare un fondale doppio, dopo le percussioni, fra un funky e una fusion poco domestici. Andrea Melani e Simone Padovani risentono eccome del recente viaggio nel Mali. Hanno " sciacquato" i loro tamburi nelle oasi nordafricane e lo si avverte chiaramente. Interviene nelle ultime due tracce il cantante Piero Gesue, in un grammelot italo-maliano (quest'ultimo inventato) curioso ed efficace. La sua voce "black" si riallaccia a quella di Sadiq Bey, collaboratore del DJF nel 2007.

Dimitri Grechi Espinoza dopo essere ritornato ad un jazz più canonico, di impronta cool, nel precedente disco inciso in duo con Tito Mangialajo Rantzer, riprende a viaggiare su coordinate avventurose e impervie e dimostra di trovarsi a meraviglia in questa situazione, anche come solista oltre che da bandleader. Giù le maschere allora, create da F.Biancalani. Questo jazz non ha bisogno di travestimenti: è genuino e colto al tempo stesso, così come si presenta.

     1. Terra  9.50    
    2. Acqua  6.50    
     3. Fuoco  6.40     
4. Aria  8.14    
          5. Blues Africane  5.35    
     6. Bashir 3.30     


Dimitri Grechi Espinoza - alto sax
Emanuele Parrini - violin
Beppe Scardino - baritone sax
Pee Wee Durante - Hammond organ, Fender Rhodes, Clavinet, electronics
Gabrio Baldacci - guitar
Andrea Melani - drums
Simone Padovani - percussion
Piero Gesuè - voice on #5, 6


GAB

Mythic Trio - Tribute To Lou Bennett (2014)


Label: Must Records

Source: stefanpatry


TRIBUTE TO LOU BENNETT, tel est le nouveau projet Jazz de Stefan PATRY, organiste à part entière qui comme Lou est l'un des maîtres de l'orgue Hammond et surtout du pédalier de basses. Cet hommage à Lou Bennett à été l'occasion de reprendre et de réarranger bon nombre de grands standards comme AMEN qui fut l'un de ses grands succès. Lou est un des organistes phares du XXème siècle, qui a fait sa carrière en France et en Espagne. Une soirée exceptionnelle et unique où le Mythic Trio a rugi de plaisir ...organique.

El organista de jazz Lou Bennett falleció en París el pasado día 10 de Febrero a causa de una insuficiencia respiratoria producida por un paro cardiaco. Desde que en la década de los 60 actuara por primera vez en España, su contribución a la escena del jazz en nuestro país fue incalculable.
Nacido en Filadelfia el 18 de Mayo de 1926, era martiniqués por parte paterna (su nombre real era Jean Louis Benoit). Desde niño siente la influencia de la música religiosa a través de su abuela, que le enseña a acompañar los cantos litúrgicos. Trabaja como pianista aficionado y tras tocar la tuba durante el servicio militar forma un trío inspirado en el de Nat King Cole.
Aficionado a la electrónica, decide adquirir un órgano después de escuchar al organista Wild Bill Davis. Con su trío recorre el este de EE.UU. y toca en los principales clubes neoyorquinos. Allí conoce al cantante Babs Gonzales, que le consigue trabajo en el Blue Note de París. Así, en 1960 graba un disco titulado "Amen" con el que obtiene un considerable éxito comercial y comienza una duradera actividad en toda Europa. Hasta 1968 seguirá visitando con regularidad el Blue Note parisino tocando con el gran Kenny Clarke, el padre de la batería moderna, y guitarristas de la talla de Jimmy Gourley y Philip Caterine.
Por entonces ya había realizado su primera visita a España, actuando en 1962 en el club barcelonés Jamboree, y había comenzado a interesarse por nuestro país, hasta que en 1970 fija su residencia en Cambrils (Tarragona). Desde entonces alterna temporadas aquí con estancias en la capital francesa.
Su música, síntesis de jazz, gospel y blues, en sus comienzos influenciada por Jimmy Smith, evolucionó hacia un estilo único y singular. Su original enfoque organístico corrió parejo con las modificaciones técnicas que fue incorporando a su instrumento, que acabó convertido en la "Bennett Machine", una especie de pequeña orquesta de la que podía salir casi cualquier sonido.

01 pentatitus
02 lou's blues
03 bennett machine
04 amen
05 cambrils in the wind
06 what a lou
07 enfin
08 sister sadie

Stefan Patry – orgue Hammond
Richard Portier – batterie
Christian Brun – guitare


GAB

Giovanni Guidi 'On the Brink' Trio - By This River (Rome 12th May 2013)


Giovanni Guidi
Giovanni Guidi è nato a Foligno nel 1985 e ha studiato con Ramberto Ciammarughi. Dopo aver frequentato i seminari di Siena Jazz, Enrico Rava lo ha invitato a far parte del suo gruppo “Rava New Generation”. Oltre a collaborare con Rava in più di una formazione Guidi fa parte del Trio di Fabrizio Sferra e dei gruppi di Gianluca Petrella, con il quale ha suonato anche in duo. È inoltre leader di propri gruppi, nel lavoro dei quali si riflette la sua attività di compositore. Gli album pubblicati a proprio nome scandiscono le fasi del suo percorso musicale: Tomorrow never knows (2006), in trio con Francesco Ponticelli ed Emanuele Maniscalco; Indian Summer (2007), inciso in quartetto con Dan Kinzelman, Stefano Senni e João Lobo; The House Behind This One (2008), ancora in quartetto; The Unknown Rebel Band (2009), con un gruppo di giovani talenti emergenti della scena jazz italiana; We Don’t Live Here Anymore (2011), con Gianluca Petrella al trombone, Michael Blake al sax tenore, Thomas Morgan al contrabbasso e Gerald Cleaver alla batteria. Nel marzo 2013 è uscito un suo nuovo CD, City of Broken Dreams, in trio con Thomas Morgan e João Lobo.

Francesco Ponticelli
Contrabbassista, bassista elettrico, compositore: autodidatta di formazione, Francesco Ponticelli ha iniziato la sua attività concertistica giovanissimo esordendo come chitarrista in formazioni di musica etnica e blues. Al jazz si è dedicato studiando con Piero Borri e ai seminari di Siena Jazz. Dopo le prime collaborazioni con musicisti come Stefano Cantini, Mirko Guerrini e Nico Gori, Ponticelli è entrato a far parte del gruppo “New Generation” di Enrico Rava, con il quale ha suonato per diversi anni in molti festival italiani e internazionali. Ha suonato in festival di rilievo internazionale insieme a musicisti come Roswell Rudd, Toy Man, Bill Smith, Matt Renzi, Kevin Harris, Steve Langone, nonché italiani come Roberto Gatto, Andrea Pozza, Paolo Fresu, Mauro Negri. Tra le collaborazioni recenti si segnalano quelle con Giovanni Guidi, Paolo Fresu, Fabrizio Bosso, Roberto Gatto, Mike Manieri, Gianluca Petrella.

Enrico Morello
Nato a Roma nel 1988, Enrico Morello ha iniziato giovanissimo a studiare musica e ha intrapreso la sua formazione jazzistica nella sua città, presso la Scuola Popolare di Musica di Testaccio. Ha frequentato i seminari di Enrico Rava e Gianluigi Trovesi a Siena Jazz e ha partecipato come allievo d’eccellenza al Panama Jazz Festival del 2010. Ha inoltre rappresentato la Fondazione Siena Jazz e l’Italia a San Paolo del Brasile nel corso del Meeting Internazionale della International Association of Schools of Jazz nel 2011 e ha partecipato alla rassegna “Italian Jazz Days” di New York. Ha collaborato, fra gli altri, con Sheila Jordan, Danilo Perez, John Taylor, Chris Crocco, Anita Wardel, Shane Endsley, Fabrizio Bosso, Fabio Zeppetella,Maurizio Giammarco, Dan Kinselman, Daniele Tittarelli, Pietro Lussu, Gabriele Evangelista, 
 Francesco Diodati.

By this River è il titolo di un brano che compariva nel primo album pubblicato da Giovanni Guidi: Tomorrow Never Knows, del 2006. Emergeva già allora una ricerca di chiarezza espositiva che Guidi non abbandona né nei brani più lirici, dai quali emerge la sua vena melodica, né in quelli più dinamici, che lasciano emergere il respiro internazionale della sua formazione. Con il suo nuovo Trio ora egli lega quel primo progetto al più recente, City of Broken Dreams, riconoscendovi una significativa continuità.


Giovanni Guidi, pianoforte
Francesco Ponticelli, contrabbasso
Enrico Morello, batteria

01 Indian summer (Giovanni Guidi) / Leonie (Giovanni Guidi) / Qui sas? Qui sas? Qui sas? (Oswaldo Farres)
02 The house behind this one (Giovanni Guidi)
03 Improvisation (Guidi, Ponticelli, Morello)
04 Disturbing the peace (Giovanni Guidi)
05 Three little children (Giovanni Guidi)
06 By this river (Brian Eno, Dieter Möebius, Hans-Joachim Roedelius)
07 Bis

LIRA

Swing De Gitanes - Musa (2011)


TRACKLIST:
1. You Made Me Love You (J.Monaco) / I Can’t Give You Anything But Love (J.McHugh) – 3:34
2. The GodFather Love Theme-Speak Softly Love (N.Rota) – 4:16
3. J’attendrai (D.Oliveri) – 4:20
4. Sweet Sue (W.Harris & V.Young) – 2:53
5. Montagne Sainte Genevieve (D.Reinhardt) – 4:36
6. Rhythm Israel (Y.Hoter) – 2:54
7. Blue Drag (J.Myrow) – 4:16
8. Honeysuckle Rose (F.waller) – 2:22
9. Honeymoon (Y.Hoter) – 3:56
10. Nuages (D.Reinhardt) – 4:17
11. Burning Guatemala (O.Ben Zvi) – 3:32
12. Tchavolo Swing (T.Schmitt) – 4:47
13. Honey Pie (Lennon/McCartney) – 3:10
14. Black And White (D.Reinhardt) – 2:40
15. Danube (l.lvanovici) – 4:30

LINEUP:
Yaakov Hoter — Guitar (right channel)
Ori Ben Zvi — Guitar (left channel)
Oren Sagi — Double Bass
With Special Guest
Daniel Weltlinger — Violin (Tracks 4,6,11,14)

ABOUT THE BAND:
His voice mail answered on the first ring: “Hi, you have reached Yaakov Hoter, I’m out of the country right now, but you can leave a message.”
“Hi, I’m Oren. They say you’re into Django Reinhardt. “How about getting together to play?”

In October 2006, two stories that had been running in parallel converged into one: the story of Swing de Gitanes.
Oren Sagi had been playing Gypsy jazz with Roman Alexseyev’s band in 2006. He went on to meet Bar Zalel and the violinist Mirel Resnick, who were also playing this style, and developed an intense yearning to play Django’s music. In the meantime, a friend of his told Oren of a guitarist who was completely obsessed with Django Reinhardt and never stopped talking about him, calling up images of scenes from the movie “Sweet and Lowdown” in Oren’s mind.
October 2006 is when Yaakov Hoter returned to Israel, having played In a Gypsy jazz jam session for the first time (in Copenhagen), meeting John Larsen and Walter Clerici and taking his first lessons in this style. On his return, Yaakov’s childhood dream of learning Django’s music from the source and playing like the Gypsies was burning within him. As soon as he got off the plane, he was anxious to get started organizing a Gypsy swing band. That’s when he heard Oren’s message.

It wasn’t long before Oren, Yaakov and Bar established Swing de Gitanes. Love for this kind of music blossomed. A group of dedicated fans and like-minded musicians grew up around the band’s weekly performances at a neighborhood caf?. A different guest sat in with the band every week. There were accordionists, violinists, saxophone players and guitarists. One of those guest guitarists stood out above all the others because of his devotion to Django and his original playing – Ori Ben Zvi. He was inspired by Swing de Gitanes to fly to Holland, study the Gypsy style intensively and acquire a Gypsy guitar. As soon as he got back to Israel, he joined the band, which soon settled into its current lineup. The group’s special musical character was planted thanks to the open flow of ideas between the three musicians, each of whom is a soloist in his own right, and blossomed because of the friendly interaction between the musicians, their intense love of the music and the exchange of roles that allows each of them to express his talents in many ways: as an accompanist, a leading soloist and an ensemble member.
The band is dedicated to exposing the Gypsy swing style to the Israeli public and bringing leading Gypsy jazz musicians from around the world to Israel. Swing de Gitanes has already played host to Jon Larsen (the founder of the Hot Club Records label) and Hot Club de Norv?ges, Lulo Reinhardt (in honor of the 100th anniversary of Django Reinhardt’s birth), Daniel Weltlinger (who was featured as a guest artist on the CD, “Muza”), clarinetist Evan Christopher from New Orleans, Antal Postai (Romania), Mauricio Flavio (Italy) and more.
In February 2011, the band issued its first CD, “Muza.” The album has gleaned critical acclaim, as well as commercial success. In the same year, the group collaborated with the famous Israeli singer and song-writer Miki Gavrielov and issued a joint album that included a song written and composed by Yaakov Hoter.

As a natural extension of their involvement in the music, the members of the band also compose original music that develops a dialogue between past and present, East and West. The band serves as a hub for amateur and professional musicians who are drawn to this genre and some of them have grown into an active and exciting feature in its performances. For instance:
“Muza” – A trio, which is sometimes joined by a guest. The performance emphasizes the unique musical rapport between the members of the band.
“Tribute to the Hot Club de France” – a quintet composed of three guitars, a double bass and a violin, which presents original arrangements of the material played by the legendary quintet of Django Reinhardt and Stephane Grappelli.
“Gypsy Fest” – a large group of four guitars, an accordion, a violin, a clarinet, a double bass and dancers recreates the unique Gypsy atmosphere the members of Swing de Gitanes experienced in their travels in Western Europe in search for genuine Gypsy swing.
“Gypsies have Stolen the Night Away” – a special performance with singer, actor and announcer, Dori Ben Ze’ev, combining music and humor and producing an intriguing mix of conceptions between Dori, Django and Swing de Gitanes.

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