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Tuesday, January 18, 2022

Armaroli / Schiaffini 4tet - Monkish (’round about Thelonious) January 18 2022 Dodicilune - Ird

ARMAROLI - SCHIAFFINI 4tet
MONKISH (’ROUND ABOUT THELONIOUS)
DODICILUNE

Prodotto dall’etichetta pugliese Dodicilune, distribuito in Italia e all’estero da IRD e nei migliori store on line da Believe Digital, martedì 18 gennaio esce “Monkish (’round about Thelonious)” di Armaroli - Schiaffini 4tet. 

Giancarlo Schiaffini (trombone) e Sergio Armaroli (balafon cromatico e vibrafono) aggiungono un nuovo capitolo alla loro prolifica collaborazione tornando sulla musica di Thelonious Monk. Ma se nel precedente “Deconstructing Monk in Africa” (Dodicilune 2021),  proponevano in duo una suite di quasi un'ora nella quale l’improvvisazione faceva da raccordo tra il pianista e compositore statunitense, l’Africa e la musica contemporanea europea, in questo disco i due musicisti e improvvisatori si esibiscono, affiancati da Giovanni Maier al contrabbasso e dallo sloveno Urban Kušar alla batteria, in dodici tra le più celebri composizioni monkiane (Friday The 13th, Bemsha Swing, Pannonica, Blue Monk, Misterioso, Crepuscule With Nellie, Blues Five Spot, Evidence, Raise Four, Oska T., Ba-lue Bolivar Ba-lues-are, Blue Hawk).

«Il programma è ampio ma colpisce tuttavia che, tra le composizioni scelte, ben tre (delle cinque che lo componevano) provengano da Brilliant Corners, lo storico album del 1957 nel quale il pianista illuminava “Pannonica” con gli sfavillanti suoni della celesta», sottolinea il filosofo e critico musicale Neri Pollastri nelle note di copertina. «Una scelta emblematica, perché la musica che viene qui sviluppata svela all’ascolto un continuo susseguirsi di “angoli brillanti”, evidenziati soprattutto da Armaroli ora con i suoni scintillanti del vibrafono, ora con quelli appena meno fulgidi, ma sempre luminosi del balafon cromatico - raro strumento burkinabè che qui funge quasi da alter ego del pianoforte - ai quali il contrabbasso di Maier fa costantemente da contrappunto, donando loro ancor più fulgore. Questo singolare gioco dialettico di chiari e scuri - che ha momenti esemplari, per esempio in “Blue Monk”, “Crepuscule with Nellie” e “Oska” - costituisce la cifra della lettura di Monk offerta dal quartetto, per colore del suono e struttura che fa da bussola all’interazione delle voci», prosegue. «In esso s’inserisce, commentando con il suo caratteristico stile parlante, il trombone di Schiaffini, muovendosi con libertà e grandissima misura quasi sempre attorno ai temi, che lascia invece agli altri illustrare. Oltre all’inventiva e all’appropriatezza degli interventi, colpisce come il trombone riesca a far timbricamente da tramite tra vibrafono/balafon e contrabbasso. Assai singolare il ruolo svolto da Kusar, anch’egli sovente coinvolto con finalità di commento - sia ritmico, sia timbrico - alla struttura costruita da Armaroli e Maier, ma che occasionalmente prende il posto del primo nel far “brillare angoli”, come accade per esempio nell’avvio di “Misterioso”, non a caso ritmicissima e nel prosieguo della quale è per una volta il trombone a esporre il tema. Non mancano comunque situazioni del tutto singolari, come in “Ba lue Bolivar Ba lues are” - con un lungo e suggestivo duetto tra trombone e contrabbasso, a cui fa seguito un secondo, più breve ma non meno intrigante, tra balafon e batteria - o in “Pannonica” - l’incipit della quale è un corale addensarsi di voci», continua Pollastri. «Un Monk in parte tradizionalmente rispettato - i temi a far da guida alle improvvisazioni, libere ma non caotiche - e in parte, giustamente, tradito e riletto alla luce della contemporaneità - il contrabbasso che disegna linee melodiche, l’unico fiato che commenta e divaga, la batteria che pennella timbricamente. Un Monk dai suoni splendidi, che rinnova ancora una volta il proprio fascino, così come rinnovano il loro i suoi eccellenti interpreti».
Giancarlo Schiaffini, compositore-trombonista-tubista, nato a Roma nel 1942, laureato in fisica, autodidatta in musica, ha partecipato alle prime esperienze di free-jazz in Italia negli anni ’60. In quel periodo ha cominciato la sua attività di compositore ed esecutore nel campo della musica  contemporanea e del jazz. Nel 1970 ha studiato a Darmstadt con Stockhausen, Ligeti e Globokar e ha fondato il gruppo strumentale da camera Nuove Forme Sonore. Nel 1972 ha studiato musica elettronica con Franco Evangelisti, collaborando con il Gruppo di Improvvisazione di Nuova Consonanza fino al 1983. Nel 1975 ha fondato il Gruppo Romano di Ottoni, con repertorio di musica rinascimentale e contemporanea. Fa parte della Italian Instabile Orchestra. Ha tenuto corsi e seminari in Italia, presso la Hochschule di Freiburg i. B., Melba e Monash University (Melbourne) e la New York University. Ha insegnato nei conservatori “Gioacchino Rossini” di Pesaro, “Alfredo Casella” di L’aquila e nei corsi estivi di Siena Jazz (strumento, improvvisazione, composizione). Ha collaborato con John Cage, Karole Armitage, Luigi Nono e Giacinto Scelsi. Ha partecipato, come compositore ed esecutore, a numerosi festival e stagioni concertistiche. Qualche esempio: Teatro alla Scala, Accademia di Santa Cecilia, Biennale Musica di Venezia, Autunno Musicale di Como, IRCAM, Upic e Festival d’Automne di Parigi, Reina Sofia di Madrid, Ars Musica di Bruxelles, Europa jazz Festival du Mans, Jazz a Mulhouse, Tramway (Rouen), Wien Modern, Aspekte di Salisburgo, Donaueschinger Musiktage, Moers, Tage fuer Neue Musik di Zurigo, Fondazione Gulbenkian di Lisbona, Alte Oper di Francoforte, Filarmonica di Berlino, Festival di Gibellina, FIMAV di Victoriaville (Canada), Nuova Consonanza, Bimhuis di Amsterdam, JazzYatra (India), Darmstadter Ferienkurse, Pomeriggi Musicali e Musica del nostro tempo (Milano), UNEAC di Cuba, Maggio Musicale Fiorentino, Lincoln Center e Hunter College (New York), New Music Concerts di Toronto e molti altri. Dal 1988 collabora con la cantante e autrice di testi Silvia Schiavoni per la composizione ed esecuzione di performance multimediali originali e su letteratura, pittura (Joyce, Gauguin, Ibsen, Boccioni, Ammaniti e altri), con immagini di Ilaria Schiaffini. Nel 2000 è stato Composer in Residence all’International Composers & Improvisers Forum Munich. Ha registrato per le radio nazionali in Italia, Austria, Canada, Olanda, Messico, Germania, Francia, Svezia, Spagna. Sono state a lui dedicate composizioni da numerosi autori come Scelsi, Nono, Alandia, Amman, Castagnoli, Dashow, Guaccero, Laneri, Mencherini, Renosto, Ricci, Villa-Rojo. Ha inciso dischi per BMG, Curci, Cramps, Edipan, Horo, Hat Records, Pentaflowers, Pentaphon, Red Records, Ricordi, Vedette. BMG, Curci, Edipan, Pentaflowers, Ricordi hanno pubblicato sue composizioni. Ha pubblicato per Ricordi un suo trattato sulle tecniche del trombone nella musica contemporanea e per Auditorium Edizioni “E non chiamatelo jazz” sull’improvvisazione musicale, “Tragicommedia dell’ascolto”, “Immaginare la musica” e “Errore e pregiudizio”. A Giancarlo Schiaffini è stata dedicata una voce dalla Biographical Encyclopedia of Jazz (Oxford University Press) e dall’Enciclopedia della Musica (Utet/Garzanti).

Sergio Armaroli è vibrafonista, percussionista, compositore, didatta e artista totale, la cui attività spazia in diversi campi artistici e musicali. Quello del jazz è forse  il più praticato: "Considero il jazz come attitudine propriamente sperimentale che ha assoluta necessità di essere raccontata". Ha studiato presso l'Accademia di Belle Arti di Brera e al Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano. Si è perfezionato all'Accademia della Fondazione Arturo Toscanini di Parma e all'Accademia del Teatro alla Scala di Milano conseguendo il titolo di professore d'orchestra. Ha frequentato inoltre l'Instituto Superior de Arte de L'Habana a Cuba. Ha suonato in diverse orchestre classiche, si è perfezionato sulla marimba e ha seguito corsi di batteria tenuti da Joey Baron, Han Bennink, Trilok Gurtu e Dom Um Romao. Ha al suo attivo diverse composizioni per il teatro e ha partecipato a diverse formazioni orchestrali italiane ed europee, nonché a una serie di registrazioni di musica classica e da camera. Nell'ambito del jazz si esibisce come vibrafonista e percussionista. È fondatore e leader del gruppo Axis Quartet composto da Nicola Stranieri alla batteria, Marcello Testa al contrabbasso e Claudio Guida al sax. Con lo stesso ha pubblicato nel 2010 Prayer and Request, un lavoro interessante, dove l'improvvisazione si sposa con le partiture scritte, gli interventi dei singoli agiscono in equilibrio con il gruppo, tesi alla ricerca di un equilibrio costante. La critica ha accolto molto bene il disco, così come, in una chiave diversa, Early Alchemy, un viaggio all'interno dell'espressività percussiva come atto primitivo della musica". Scheda a cura di Flavio Caprera (tratto dal Dizionario del jazz italiano Universale Economica Feltrinelli, Milano, 2014). Con l’etichetta Dodicilune, Armaroli ha pubblicato, tra gli altri, “Prayer and request” (2010) e “Vacancy in the Park” (2015) con Axis Quartet, “Early Alchemy” (2013) un solo di marimba, “Tecrit” (2014) con Riccardo Sinigaglia (santur elettrico, flauti barocchi ed elettronica), "Micro and More Exercises" (2016) e "Deconstructing Monk in Africa" (2021) con Giancarlo Schiaffini, "Structuring the Silence" con Fritz Hauser (2017), “From The Alvin Curran Fakebook - The Biella Sessions” con il quartetto guidato da Alvin Curran, "To play Standard(s) Amnesia" con il suo quintetto e Billy Lester (2017), "Lux Ferrari Exercises d'Improvisation" con Giancarlo Schiaffini, Walter Prati e Francesca Gemmo, "Close (your) Eyes Open Your Mind" con Walter Prati, "Trigonos" con Andrea Centazzo e Giancarlo Schiaffini (2018), "TrioPlusTrio" con Giancarlo Schiaffini, Walter Prati, Roger Turner, Chris Biscoe e John Pope e "Meeting for two" con il pianista statunitense Billy Lester (2020).

1 - Friday The 13th
2 - Bemsha Swing
3 - Pannonica
4 - Blue Monk
5 - Misterioso
6 - Crepuscule With Nellie
7 - Blues Five Spot
8 - Evidence
9 - Raise Four
10 - Oska T.
11 - Ba-lue Bolivar Ba-lues-are
12 - Blue Hawk

All compositions by Thelonious Monk

Sergio Armaroli - vibraphone, chromatic balafon
Giancarlo Schiaffini - trombone
Giovanni Maier - double bass
Urban Kušar - drums, percussion

• PRODUCTION DATA (TIMING-ANNO-NR CAT-BARCODE)
Total time 58:11 STEREO DDD
(p) 2022 DODICILUNE (Italy)
(c) 2022 DODICILUNE (Italy)
www.dodicilune.it
CD DODICILUNE DISCHI Ed514  
8033309695143

• RECORDING DATA
Produced by Sergio Armaroli and Maurizio Bizzochetti, Gabriele Rampino, Dodicilune
Label manager Maurizio Bizzochetti (www.dodicilune.it)
Recorded 19, 20 February 2020 at Il Pollaio, Ronco Biellese (Bi), Italy
Mixed and mastered 20 February 2020 at Il Pollaio, Ronco Biellese (Bi), Italy
Sound engineer Piergiorgio Miotto
Cover painting by Sergio Armaroli
Photos by Piergiorgio Miotto
Contact: www.sergioarmaroli.com, www.giancarloschiaffini.com

Friday, March 12, 2021

Ombak Trio - Look For The Difference (2021 Live at Jazz Cerkno)

At the Jazz Cerkno, we continue to publish albums with concert recordings from our festival, which last year, despite difficult conditions, more than successfully celebrated its 25th anniversary! The album Look For The Difference by the Slovenian-Italian Ombak Trio is very special, as it is our first vinyl, released in a boutique edition of 50 copies. The vinyl record has an additional local touch, as it was cut in nearby Idrija by the company XV. obzorje (Fifteenth Horizon).

Ombak Trio is a newer band consisting of saxophonist Cene Resnik, cellist Giovanni Maier and drummer Stefano Giust. The band's music is inspired and spirited, similar to that of other Resnik bands, but with a much different sound, as Resnik plays the soprano saxophone in addition to the tenor, and Maier plays the cello instead of the double bass. The trio had a concert premiere at our festival, as before that they only gathered for the recording of their debut album.

Despite the fact that it was the first performance in front of the audience, the trio's concert was declared one of the best at the festival in the reviews. “The international Ombak Trio in the line-up Resnik, Maier, Giust at its Slovenian concert debut presented the highlight of the evening of music with the more open ends. They played subtle, clear music, which really could not be driven into uncertainty,” Žiga Pucelj wrote for Odzven. According to Brigita Gračner and Marko Doles, journalists of Radio Študent, the trio was “the least definable sound entity of the evening, but perhaps also the most interesting in their research,” while Darinko Kores Jacks wrote for Večer that the musicians “presented sophisticated combination of occasionally atonal, even cacophonous and yet harmonious, but by no means oversaturated sound lines close to calmer free jazz.” 

1. Look For The Difference 20:53
2. Again And Again As Always 11:35
3. Collision With Unknown Things 07:04

Ombak Trio - Look For The Difference
(Live at 25th Jazz Cerkno Festival)

Cene Resnik - saxophones
Giovanni Maier - cello
Stefano Giust - drums

Music by Ombak Trio
Recorded at 25th Jazz Cerkno festival on 17th September 2020
Recording, mix & master: Marko Turel
Cover design: Maruša Račič
Released and produced by Jazz Cerkno
Supported by the Ministry of Culture of Slovenia

Wednesday, October 17, 2018

Roberto Ottaviano - Eternal Love (DODICILUNE / IRD October 2018)

Prosegue la collaborazione tra l'etichetta discografica salentina Dodicilune, guidata da Gabriele Rampino e Maurizio Bizzochetti, e il sassofonista barese Roberto Ottaviano. Lunedì 15 ottobre, distribuito in Italia e all’estero da Ird e nei migliori store online da Believe Digital, con il sostegno di Puglia Sounds Record 2018, esce "Eternal Love". Il disco - che si apre con la tradizione africana di Uhuru - propone due brani originali di Ottaviano ("Questionable 2" ed "Eternal Love") e le reinterpretazioni di sei pezzi di Abdullah Ibrahim ("African Marketplace"), Charlie Haden ("Chariman Mao"), Dewey Redman ("Mushi Mushi"), Elton Dea ("Oasis"), John Coltrane ("Your Lady") e Don Cherry ("Until the rain comes"). Il compositore e sassofonista è affiancato da Marco Colonna (clarinetto e clarinetto basso), Alexander Hawkins (piano, rhodes, hammond), Giovanni Maier (contrabbasso) e Zeno De Rossi (batteria).


«Quando Françis Bebey, musicista, scrittore e giornalista camerunense, che ho avuto la fortuna e l'onore di conoscere, agitava la sua Mbira lasciando risuonare al suo interno dei frammenti di ossa come dei sonagli, amava dire che quello è il suono dei morti che non sono morti, nel senso che non ci abbandonano ma anzi ci guidano nel peregrinaggio della nostra esistenza. Nella cosmogonia Africana questo è l'Eternal Love», sottolinea Ottaviano. «Come in una preghiera o una evocazione, il suono di questo gruppo come quello della Mbira di Francis, richiama ad una presenza tangibile tutta la bellezza fiera e battagliera della madre terra e delle sue migliori anime per celebrare in questi tempi difficili, la speranza e la voglia di riscatto del genere umano. È la prima volta che sento il bisogno di un "bagno mistico" in cui il Jazz si fa infine Musica Totale, ma sopratutto travalica l'idea fine a sè stessa di fare musica, per scavare a fondo nel nostro ego e per capire se esiste un "noi" universale da cui ripartire».

Attivo sulla scena jazzistica internazionale da quasi quarant’anni, Roberto Ottaviano ha suonato e inciso con alcuni tra i più importanti musicisti americani ed europei a cavallo tra diverse generazioni: D. Gillespie, C. Baker, A. Farmer, M. Waldron, R. Workman, A. Mangelsdorff, G. Gaslini, E. Rava, S. Swallow, F. Koglmann, P. Favre, K. Wheeler, K. Tippett, K. Berger, H. Bennink, A. Andersen, T. Gurtu,  H. Drake, e tantissimi altri. Oltre che dirigere proprie formazioni, tra cui Astrolabio con G. Trovesi, G. Ferris e M. Godard, il QuarkTet con A. Hawkins, M. Formanek e G. Hemingway, ed il Trio Griòts con G. Maier e Z. De Rossi, suona con la Minafric Orchestra e con Canto General di Pino Minafra. Si esibisce in Germania, Austria, Svizzera, Belgio, Francia, Danimarca, Norvegia, Inghilterra, Spagna, Portogallo, Yugoslavia, Albania, Romania, Russia, India, Giappone, Messico, Tailandia, Marocco, Algeria, Costa d’Avorio, Senegal, Cameroun, Stati Uniti, Canada, ed ha inciso per Red, Splasc(h), Soul Note, Dodicilune, Hat Art, Intakt, ECM, DIW ed Ogun. Come didatta ha fondato il corso Musica Jazz nel Conservatorio della sua città e di cui ne è coordinatore da quasi 30 anni. Il precedente disco, sempre prodotto da Dodicilune, Sideralis è stato il disco dell’anno per Top Jazz 2017, referendum indetto dalla rivista Musica Jazz.


Roberto Ottaviano - soprano sax
Marco Colonna - clarinet, bass clarinet
Alexander Hawkins - piano, rhodes, hammond
Giovanni Maier - double bass
Zeno De Rossi - drum set

1 - Uhuru 
2 - African Marketplace 
3 - Chairman Mao 
4 - Mushi Mushi
5 - Oasis
6 - Questionable 2
7 - Eternal Love
8 - Your Lady
9 - Until the rain comes

• PRODUCTION DATA (TIMING-ANNO-NR CAT-BARCODE)
Total time 55:51 STEREO DDD
p 2018 DODICILUNE (Italy)
c 2018 DODICILUNE (Italy)
www.dodicilune.it
CD DODICILUNE DISCHI Ed411
8033309694115

• RECORDING DATA
Produced by Dodicilune edizioni, Italy (www.dodicilune.it)
Label manager Maurizio Bizzochetti
Recorded, mixed and mastered at Artesuono, Cavalicco, (Ud), Italy
Sound engineer Stefano Amerio
Photos by Luca D’Agostino except cover photo*
Contact: robertottaviano1@gmail.com
*Having carried out the procedures for the purchase of image publication rights, the publisher remains available to those who could have claimed the rights to it

Wednesday, January 4, 2017

Daniele D'Agaro, Giovanni Maier, Zlatko Kaućić - Disorder at the Border Plays Ornette (NOT TWO RECORDS 2016)



Taking the group name from a venerable Coleman Hawkins recording, Disorder at the Border is also a sly reference to the two countries involved. Considering that these areas share a similar history, and pre-First World War were both part of the Austro-Hungarian Empire, means that there’s more arrangement than disorder in these performances. Attacking the tunes with the sort of vigor the Austrian army should have shown in 1914, the three pile colors and textures onto Coleman’s basic structures. Consistent throughout are D’Agaro’s sharp reed bites and Kaučič’s rhythmic strokes.

Meanwhile Maier, who has played with everyone from trombonist Sebi Tramontana to tenor saxophonist Daniele Cavallanti, varies his bass line according to the situation. His sleight-of-hand moves from harsh string-stropping to cubist-like resonating whorls and patterns elsewhere.  With the cumulative strength of a tank battalion rolling towards a fortress, the usual intersection of rugged saxophone honks, bump-and-grind percussion whacks and tremolo string pulsing perfectly defines Coleman’s speedier numbers, while the performance also dusts them with unique Italo-Slovenian colors.


But the linked mind-set and cumulative interpretative sensitivity works just as well if the trio recreates a ballad such as “Faithful”. As D’Agaro emotionally outlines that wistful theme on clarinet, it’s dissected with equal seriousness by the bassist’s well-shaped note interpolations. Like a mediator bringing together two opposing sides in a dispute, Kaučič’s dynamic patterning pushes the sides into a consistent narrative. In contrast, the subsequent astringent “The Garden of Souls” is given added resonance from the tenor saxophonist’s high-pitched slurs and shakes, surmounting double bass string rubs and cymbal snaps. “Comme Il Faut” perfectly defines both the bluster and blues-base of Coleman’s background. 

D’Agaro’s a capella introduction manages to reference spirituals as well as spirituality. And its conclusion is a distinctive blues snort. The piece’s basic ambulatory shape is then satisfactorily embellished with Maier’s bass shuffles, culminating in a resonating thump, and a march beat from the drummer, martial enough to reference a military campaign.
(Ken Waxman, Jazzword.com, November 21, 2016)




Friday, April 22, 2016

Tea Time - Daniele D'Agaro Massimo De Mattia Giovanni Maier (2016)


Rudi Records New Realease
TEA TIME - RRJ1030 2016

Tea Time
Daniele D'Agaro
Massimo De Mattia
Giovanni Maier
Format CD
Cat No. RRJ1030 Barcode 8058456240336

Daniele D'Agaro (clarinet) Massimo De Mattia (flutes) Giovanni Maier (double bass). A trio consisting of some of the best Italian jazz improvisers caught in the middle of an intense three ways dialogue. A wide sound palette coming from the beautiful and peculiar combination of reeds flute and bass. Three expert musicians generating a great flow of music based on the balance of various shapes and densities. From quiet open zones through rather dense conversations. Creative Music at its best. Read More...



01. Mint (2:08)
02. Hip Rose (2:09)
03. Mango (5:45)
04. Sanddom (4:40)
05. Rooibos (7:18)
06. Cinnamon (4:35)
07. Licorice (4:20)
08. Ginger * (0:37)
09. Sage (6:44)
10. Blackcurrant ** (0:41)
11. Lemon *** (2:44)
12. Pomegranate (2:44)

Line Up 
Daniele D'Agaro, clarinet
Massimo De Mattia, flutes
Giovanni Maier, doublebass

Recording Information
All compositions by D’Agaro, De Mattia, Maier except * by Maier, ** by D’Agaro and *** by De Mattia
Recorded on February 13th 2016, by Massimo De Mattia, Udine
Mastered February 2016, by Giovanni Maier
Photo credit: Luca d’Agostino © Phocus Agency 
Art by Ale Sordi





RUDI RECORDS

Rudi Records is an indipendent record label. The main musical focus is improvised music like jazz, creative music, experimental, but also some original projects characterized by a strong musical authenticity. Read More...




Via Raffaello, 15
04019 Terracina (LT) Italy
phone +393474098316


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